giovedì 11 ottobre 2018

La prima sera d'Autunno

Le colline evaporano nella nuvola che risale dal fosso. C'è una gazza che avverte tutti del buio che si fa notte mentre molecole di umidità a milioni s'abbracciano l'un l'altra su rami di sughere cerque e castagni. Il suono delicato di quell'incontro punteggia l'intera valle di silenzio.

Poi la voce del bosco si dilata in una eco antica e profonda che sposa l'erba le grotte e il cielo in un mistero madido, mi raggiunge e mi trascina giù tra foglie, arbusti e rovi, tra zoccoli che rovistano nel fango, cicale sempre insonni, cani intontiti dalle ombre e rari pipistrelli a schivar fronde. Ed è là, nel cuore nero del cerreto, che un ruminare mi sorprende. Scandaglio a lungo il buio diventato oscurità, quel masticare lento s'avvede del mio movimento e s'interrompe, io immagino due occhi verdi che mi studiano, incerti se continuare a strappar foglie o fuggire dall'idea stessa di un pericolo possibile.

Là, nella tenebra, poggiato ad un giovane olmo, inquadro me stesso nello sguardo di un'altra intelligenza, e là, nel bosco, ogni timore cessa, il tempo non esiste, ora è sempre ed ogni altra cosa.

martedì 17 luglio 2018

Fu Capo Horn

Ieri sera Tromba d’Aria e Spada di Pioggia giungeqquettero così, all’improvviso. E tutto è cambiato.

Per minuti lunghissimi la casa di legno ha scricchiolato come un veliero tra le procelle fando di noi l’equipaggio di certi film, quelli coll'occhi sottili e la mandibola che trema dallo spavento, quelli che si regge a legni consumati mentre osserva con angoscia l'alberetto di controvelaccio sparire nella tormenta, mentre un enorme mocho flagella il ponte colla spuma dell’oceano.

Nella penombra dell’ultima luce del giorno, il mio vicino, un olivetto già provato dalla bonaccia di questi giorni, sembrava aver perso i folti capelli rasta, l'impeto del vento mescolava le foglie a secchiate di pioggia orizzontale che schiaffeggiavano tutto quello che incontravano, mi passavano davanti da sinistra a destra e poco dopo tornavano dall’altra parte. Nel buio zuppo là dietro, dove la luce finiva e iniziava l’abisso, per un attimo mi sembrò di cogliere lo sguardo nero dei dodici occhi della Grande Piovra.

Eravamo al centro del turbine col cuore a terra, dardi d’acqua illuminati dai fulmini ci entravano dentro, eravamo travolti, eravamo schiacciati.
Cosa sia accaduto dopo non vi so dire.

martedì 1 maggio 2018

Rovi bianchi di sole

Antonella Sica, illustre autrice e poetessa, amica generosa e carissima, è venuta da queste parti nelle scorse settimane e ora mi ha mandato un breve testo che voglio condividere qui:
Rovi bianchi di sole fiacchi
in fondo alla valle di sterpi
si sgretola la terra al passaggio
ma nessun segno rimane
nessuna voce chiama, solo
il nero vibrare di mosche
come presagi sul canto
di uccelli lontani.
Si attraversa sempre
lo stesso sentiero all'ombra
di sapienti alberi muti.
Chi tra i sette lettori del blog non avesse ancora avuto l'opportunità di leggere le poesie e i testi di Antonella, può trovarne, ad esempio, su questa pagina.

sabato 3 marzo 2018

Come si sta lì?

Ancora non lo so, ho appena iniziato a capirlo.
Lì... Lì è solo un luogo, come ci sto io? Ma io non ci sto da solo né ci starei se non ci fosse tutta la vita che c'è lì.
Ecco, ho appena iniziato a conoscere quella vita lì. Ci sto bene, perché sono innamorato.

giovedì 1 marzo 2018

La neve si sta sciogliendo rapidamente

Da quando siamo qui la neve non si era ancora mai vista. Passare dei giorni completamente isolato in questo silenzio è stata un'esperienza pari solo alla bellezza della campagna innevata. Ho fatto molte foto, certo, e anche dei video, ma preferisco pubblicarne solo una, perché non sono un bravo fotografo, figuriamoci videoamatore, e non voglio rovinare con immagini che non parlano il ricordo di una percezione appunto ineffabile, allargata, di cui ho goduto fino a oggi, quando la neve ha iniziato a sciogliersi. Il mio unico rammarico è non aver avuto accanto in questi giorni la mia dolce metà, ho avuto qualche breve scambio solo con Mastro Mario, avventuratosi a piedi dal paese fino al terreno confinante per guernà, come dice lui, per badare ai suoi animali.

Nei miei occhi in questi giorni le impronte di cinghiali e volpi mescolate a quelle onnipresenti dei pettirossi, ingrassati dalle piume messe su per fronteggiare il freddo ma in realtà avidi cacciatori di qualsiasi cosa fosse commestibile. Non ho resistito e ho disseminato intorno alla piccola baita una quantità di semini. Quello, le passeggiate nella neve alta giù fino a Basso Pascolo, lo spolverare gli olivi più colpiti dalla neve, la pulizia e il riavvio della stufa a legna, il gocciolare della neve sul tetto... mi sono immerso in una serie di piccoli riti domestici, di suoni ovattati, di colori. Di un modo di vivere che non conoscevo.

giovedì 11 gennaio 2018

Il sentiero etrusco

L’argilla zuppa tenuta insieme dalle cerque, arrotolata frantumata artigliata, è il gelo grigiomarrone che mi circonda fino alle spalle nel bosco antico. E nel silenzio, ora che ci cammino accanto, l’eco dei miei passi sono lampi che si propagano verso nord, dentro le mura franate del sentiero etrusco. Qui l’odore che c’era si mescola ancora al colore verdenero di erba foglie radici roccia.
Una cornacchia vicino, un pettirosso lontano, poi più nulla ma poi, ecco, una poiana. Schiaccio gocce coi miei passi mentre il respiro scema, divento sottile, trasparente, sono quasi il passero che mi osserva, quasi nemmeno son più io, sono il sasso che calpesto.
Ecco, ricomincia a piovere ed io, io sono la pioggia.

mercoledì 25 ottobre 2017

PollOlio 2017 nel mondo che cambia

Son già mature essì / E che dobbiamo fare son poche / Sei giorni di pioggia da dicembre ad oggi / Questa cosa delle olive da tirar giù / Con 68 alberi me n’è venuto un quintale scarso / Quest’anno son piccole / Non ha piovuto per niente e quindi.. / Le faccio subito che con questo vento mi cadono tutte / Ma la qualità è buona però / No, qui ce n’è così poche che lasciamo perdere, speriamo l’anno prossimo.
C’è un senso di rassegnazione sui volti dei grottani quest’anno. Pure al frantoio di sorrisi se ne vedono pochi. Le cassette vuote sono più di quelle piene. Negli occhi della padrona c’è un’ombra, e anche i figli si sforzano di esser cortesi. Si dice che anche loro, con i più di mille olivi che hanno, di frutti ne abbiano portati a casa pochini pochini.

Alla Farm però siamo contenti. La produzione rimane bassina, siamo a metà dei livelli record del 2015, ma dopo il crollo dell’anno scorso dovuto alla mosca dell’olivo stavolta tenuta lontano dal caldo, la qualità dell’extravergine strippa grugniti di approvazione sin dalla prima bruschetta d’assaggio.

E’ vero, ci sono volti mesti in giro, meno entusiasmo del solito, epperò una ineffabile tenerezza mi culla il cuore nel distinguere tra gli olivi i vestiti a fiori delle massaie uscite di casa per dare una mano ai mariti a prendere tutte le olive che possono, con gli abiti di sempre e le scarpe basse naturalmente inadatte a girar per campi. Lui e lei affrontano insieme il cambiamento climatico che ormai da decenni riduce progressivamente anche la produzione degli olivi.

Il mondo sta cambiando, la siccità 2017 si è presa tutto quello che non si era già presa nei due anni precedenti, ma poter vedere da dove è iniziata la fine non è un buon motivo per non godersi la campagna, quella che ancora c’è, quella dove con un po’ di pazienza qualche oliva ancora si riesce a tirarla giù.
Nelle cerque sferzate dal vento c'è del buono, e va ben al di là della nostra temporalità, a quello ci affidiamo e di quello possiamo godere.