giovedì 13 luglio 2017

Quello che la città non mi diceva

Che agli insetti volanti mi sarei affezionato.

Che vivere all'aperto mi avrebbe reso più forte.

Che la frutta, se è vera e se è buona, allora ha il verme dentro.

Che i gatti non mangiano crocchette firmate.

Che fare una strada significa tagliare in due un habitat e farne due significa tagliarlo in quattro.

Che spostarsi velocemente trasforma lo spazio in tempo, sicché mi perdevo sia l'uno che l'altro.

Che il cambiamento climatico è in corso già da un pezzo.


martedì 27 giugno 2017

L'alba qui

I solchi di sabbia che il trattore aveva lasciato sullo stradello nella notte si son riempiti di zoccoli, e sulle orme di cinghiale all'alba imprimo un tallone con cinque dita. Poco dopo una cornacchia ci atterra su strisciando ali e zampe: tradita da un bussolotto di caccia scambiato per cibo riparte ringhiando furiosa.

E subito, su quelle tracce, un'orda di mirmidoni inizia il lavoro quotidiano, incurante di un enorme aracnide che guizza accanto al mio minolo, travolge sgangheratamente quella fila nera e s'imbuca poi nell'erba arancione che conduce ad un traliccio di metallo biancorosso che sfrigola alta tensione.

In questo mondo di cicoria bruciata mista a polvere, di cave di tufo e noccioli abbandonati, muovo un passo, e poi un altro, vibrazioni che non passano inosservate: l'avena secca a destra e a sinistra prende vita, è tutto un trasecolare di lucertole, di sopravvisssuti che non cedono, non cediamo, alla siccità.

sabato 17 giugno 2017

Batti un piede, batti l'altro

C'è una macchia rossa sulla app del meteo. E' il Sole che sgocciola sulla Tuscia. C'è un calabrone che suda sul mio piede. Tamburella un bastone e un vecchio con lui.

Metti un piede/ Metti l'altro
Piega la schiena
Girati di scatto
Guarda la terra
Gira e gira ancora
Ulula "shaaaa shaaa"
Batti un piede/ batti l'altro
Alza la polvere
Gira e gira ancora
Sputaci sopra
Girati di scatto
Ulula "shaaa shaaa".

Niente. Non piove. Ha smesso di piovere.

martedì 13 giugno 2017

I sogni dei bimbi

C'è tutta questa bellezza nella campagna. Mi chiedo cosa accadrebbe al mio cuore se potessi viverla senza gli spari dei bracconieri o gli anticrittogamici dei noccioleti. Anzi, di più, mi chiedo cosa accadrebbe a noi tutti, alla nostra immaginazione, creatività e felicità se, quando pensiamo alle foreste o agli oceani, non dovessimo anche ricordarci che le prime stanno scomparendo e i secondi diventando enormi contenitori di plastica?

Cosa potremmo riuscire a sognare? Cosa finiremmo per realizzare? Continueremmo a competere l'uno con l'altro?

Me lo chiedo qui in campagna soprattutto in certi momenti, come quando un capriolo sguscia via con eleganza dal sentiero che sto attraversando e si inoltra nella macchia. Ecco, in quei momenti tutto sembra fatto apposta per me, quando mi trasformo in un bimbo ingenuo ed entusiasta fruitore dell'ambiente, per un attimo prezioso, quell'attimo che divide l'aver visto il gesto del capriolo e aver sentito lo sparo del bracconiere che lo ha ucciso.

mercoledì 15 marzo 2017

Non essere qui soltanto

Ho scoperto da poco di aver messo radici. Ero là che trasportavo ramaglie giù al campo quando... tzà! Una mano di legno mi ha bloccato prima un piede, poi un altro. Poi m'ha lasciato andare ma, fatto un passo... tzà! Il braccio di un olivo mi ha annodato. Ci sono voluti molti sorrisi per liberarmi delle coccole prensili e poter continuare il mio lavoro.
Già: le radici che mi sono cresciute dentro si sono sparse in tutto il terreno e ora lui ed io siamo come due innamorati.

Che bello.

C'è solo da sperare che non sia geloso, perché io già sento che quelle radici si stanno diffondendo molto oltre questo terreno, che grazie a questo amore, semmai, si stanno riproducendo ovunque. E' per questo sai che quando il sole è basso e le sottili nuvole si infiammano a volte puoi vedermi sorvolare questo campo e piroettare sulle cime degli olivi, di questi olivi e di tutti gli olivi del mondo. Il nostro è un amore grande così.

sabato 4 febbraio 2017

Tutto in una foglia

Quand'ero piccolo io si parlava molto della difesa dell'ambiente, un conservazionismo che ha creato tanta nuova cultura almeno quanto si è rivelato fallimentare dinanzi alle pressioni del denaro e della sacra riproduzione umana. Ecco, io oggi so che non di ambiente dovremmo parlare quanto di quel-che-resta-dell'ambiente, so che il collasso planetario sta accelerando oltre le previsioni di solo qualche anno fa; dal calo di produzione degli alberi a nocciolo alla riduzione della calotta polare vedo e sento che abbiamo superato il famoso punto di rottura. Eppure. Eppure poi mi perdo tra le mie querce, ne guardo la maestà e l'imponenza, il coraggio nel lanciarsi a raggiungere la luce, la complessità di una bellezza ineffabile nella forma delle foglie. In ogni quercia del mio campo e di quelle che sfioro camminando in giro nella Tuscia, in ogni ornello, sughera o platano, nei limoni e nei peschi, negli eucalipti e nei pini, in ciascuno di loro c'è un intero mondo, cioè il mondo intero, c'è tutta la bellezza di una vita che era prima di noi e che sarà anche dopo di noi, che troverà la via dove noi l'abbiamo perduta. Ed è con grande emozione che mi accorgo di sentirmi accolto e osservato a mia volta, di poter donare le mie energie e di avere in cambio quelle di questi grandi signori del mio bosco.

Un giorno il mio corpo non sarà più, ma tutto quello che sono c'è e ci sarà sempre, adagiato serenamente tra le venature di una foglia imbrunita dal gelo dell'inverno.




venerdì 25 novembre 2016

La campagna zuppa

Affondare di qualche centimetro in un fango che per metà son foglie di cerqua che stan lì a macerare, respirare il profumo dell'erba madida, seguire con lo sguardo tre cornacchie impigrite da una notte intera di pioggia, infilare il cuore tra le nuvole per incontrare un grosso faro bianco che si fa largo tra i nembi pur di inquadrarci. Ecco, nella mattina più umida della stagione, complice l'assenza dei cacciatori, cane ed io ci siamo spinti nella campagna fradicia nei pressi della farm. Querce, rovi, funghi e soprattutto gocce che radunano l'acqua sulle punte delle foglie, gocce che sui gomiti dei rami si gonfiano lentamente e senza sosta, fino a quando si involano verso l'origine. Silenzi, lontananze e contrasti di ombre che ci accarezzavano grondanti e affettuose.