sabato 17 giugno 2017

Batti un piede, batti l'altro

C'è una macchia rossa sulla app del meteo. E' il Sole che sgocciola sulla Tuscia. C'è un calabrone che suda sul mio piede. Tamburella un bastone e un vecchio con lui.

Metti un piede/ Metti l'altro
Piega la schiena
Girati di scatto
Guarda la terra
Gira e gira ancora
Ulula "shaaaa shaaa"
Batti un piede/ batti l'altro
Alza la polvere
Gira e gira ancora
Sputaci sopra
Girati di scatto
Ulula "shaaa shaaa".

Niente. Non piove. Ha smesso di piovere.

martedì 13 giugno 2017

I sogni dei bimbi

C'è tutta questa bellezza nella campagna. Mi chiedo cosa accadrebbe al mio cuore se potessi viverla senza gli spari dei bracconieri o gli anticrittogamici dei noccioleti. Anzi, di più, mi chiedo cosa accadrebbe a noi tutti, alla nostra immaginazione, creatività e felicità se, quando pensiamo alle foreste o agli oceani, non dovessimo anche ricordarci che le prime stanno scomparendo e i secondi diventando enormi contenitori di plastica?

Cosa potremmo riuscire a sognare? Cosa finiremmo per realizzare? Continueremmo a competere l'uno con l'altro?

Me lo chiedo qui in campagna soprattutto in certi momenti, come quando un capriolo sguscia via con eleganza dal sentiero che sto attraversando e si inoltra nella macchia. Ecco, in quei momenti tutto sembra fatto apposta per me, quando mi trasformo in un bimbo ingenuo ed entusiasta fruitore dell'ambiente, per un attimo prezioso, quell'attimo che divide l'aver visto il gesto del capriolo e aver sentito lo sparo del bracconiere che lo ha ucciso.

mercoledì 15 marzo 2017

Non essere qui soltanto

Ho scoperto da poco di aver messo radici. Ero là che trasportavo ramaglie giù al campo quando... tzà! Una mano di legno mi ha bloccato prima un piede, poi un altro. Poi m'ha lasciato andare ma, fatto un passo... tzà! Il braccio di un olivo mi ha annodato. Ci sono voluti molti sorrisi per liberarmi delle coccole prensili e poter continuare il mio lavoro.
Già: le radici che mi sono cresciute dentro si sono sparse in tutto il terreno e ora lui ed io siamo come due innamorati.

Che bello.

C'è solo da sperare che non sia geloso, perché io già sento che quelle radici si stanno diffondendo molto oltre questo terreno, che grazie a questo amore, semmai, si stanno riproducendo ovunque. E' per questo sai che quando il sole è basso e le sottili nuvole si infiammano a volte puoi vedermi sorvolare questo campo e piroettare sulle cime degli olivi, di questi olivi e di tutti gli olivi del mondo. Il nostro è un amore grande così.

sabato 4 febbraio 2017

Tutto in una foglia

Quand'ero piccolo io si parlava molto della difesa dell'ambiente, un conservazionismo che ha creato tanta nuova cultura almeno quanto si è rivelato fallimentare dinanzi alle pressioni del denaro e della sacra riproduzione umana. Ecco, io oggi so che non di ambiente dovremmo parlare quanto di quel-che-resta-dell'ambiente, so che il collasso planetario sta accelerando oltre le previsioni di solo qualche anno fa; dal calo di produzione degli alberi a nocciolo alla riduzione della calotta polare vedo e sento che abbiamo superato il famoso punto di rottura. Eppure. Eppure poi mi perdo tra le mie querce, ne guardo la maestà e l'imponenza, il coraggio nel lanciarsi a raggiungere la luce, la complessità di una bellezza ineffabile nella forma delle foglie. In ogni quercia del mio campo e di quelle che sfioro camminando in giro nella Tuscia, in ogni ornello, sughera o platano, nei limoni e nei peschi, negli eucalipti e nei pini, in ciascuno di loro c'è un intero mondo, cioè il mondo intero, c'è tutta la bellezza di una vita che era prima di noi e che sarà anche dopo di noi, che troverà la via dove noi l'abbiamo perduta. Ed è con grande emozione che mi accorgo di sentirmi accolto e osservato a mia volta, di poter donare le mie energie e di avere in cambio quelle di questi grandi signori del mio bosco.

Un giorno il mio corpo non sarà più, ma tutto quello che sono c'è e ci sarà sempre, adagiato serenamente tra le venature di una foglia imbrunita dal gelo dell'inverno.




venerdì 25 novembre 2016

La campagna zuppa

Affondare di qualche centimetro in un fango che per metà son foglie di cerqua che stan lì a macerare, respirare il profumo dell'erba madida, seguire con lo sguardo tre cornacchie impigrite da una notte intera di pioggia, infilare il cuore tra le nuvole per incontrare un grosso faro bianco che si fa largo tra i nembi pur di inquadrarci. Ecco, nella mattina più umida della stagione, complice l'assenza dei cacciatori, cane ed io ci siamo spinti nella campagna fradicia nei pressi della farm. Querce, rovi, funghi e soprattutto gocce che radunano l'acqua sulle punte delle foglie, gocce che sui gomiti dei rami si gonfiano lentamente e senza sosta, fino a quando si involano verso l'origine. Silenzi, lontananze e contrasti di ombre che ci accarezzavano grondanti e affettuose.


martedì 1 novembre 2016

Il nuovo PollOlio 2016, biologgico con due g, è qui

Il ronzìo erratico delle mosche al campo riempie i vuoti tra quello rasonaso o rasocapelli emesso dalle vespe, il cui ronzare è invece molto professionale, veloce, dritto al punto. Un po' come i calabroni, le vespe calabre, gli ammazzasomari insomma, ancora più risoluti nel passarti tra le gambe così rapidamente da consentirti solo di ringraziare che siano andati e venuti in un lampo. Ecco, è in loro compagnia, e in compagnia di mantidi multicolore, dolcissimi chihuahua, insetti stecchi grandi e piccoli, cimici e aracnidi di ogni forma e misura che negli ultimi giorni di ottobre 2016 abbiamo raccolto le olive.

La straordinaria produzione che si annunciava ad inizio stagione si è trasformata da metà agosto nel cimitero tirato su da nugoli di mosche dell'olivo, insettini che non fanno alcun rumore, tanto che puoi persino dubitare che ronzino, e che hanno la deplorevole abitudine di far casa nelle olive, guastandole. La raccolta 2016 si è così conclusa con un quantitativo di olive pari alla metà esatta dell'anno 2015.

D'altra parte da queste parti non è certo la produttività a sostenere la bucolica felicità che gli olivi offrono a fine anno con questo prezioso regalo ai loro curatori. Sebbene meno dell'anno scorso, l'olio che ne è uscito e che ho appena assaggiato è gustoso almeno quanto l'amore che sempre più mi lega a questo oliveto e che, dal sapore leggermente piccante e fruttato che ho in bocca, direi essere ricambiato.

Queste giornate felici, arricchite dalla presenza di alcuni dei fratelli, sono state graziate da un autunno anche quest'anno fin troppo caldo. Il sole ininterrotto ha velocizzato le operazioni, rimane da sperare che l'inverno stia comunque arrivando visto il ruolo fondamentale che il freddo gioca per piante e insetti. Qui sotto un brevissimo video/slide-show su questi giorni di lavoro e meditazione. Che il PollOlio sia con voi!

https://vimeo.com/189844774


PollOlio2016 from Paolo on Vimeo.







giovedì 22 settembre 2016

Prima o poi doveva accadere

Una macchia gialla che ti passa vicino agli occhi, molto vicino, poi una puntura secca, dolorosa, improvvisa alla caviglia, dove per un istante intravedi un'altra macchia gialla. Ancora non capisci. Lì, chino sui polloni di un ulivo sfortunato che da un anno stai cercando di far ripartire, ecco, lì, proprio in quel momento senti un'altra puntura, ancora più forte, che ha trapassato i pantaloncini e che urla dalla chiappa.

Solo in quel momento ti accorgi di un rumore ancestrale, un anzi il Ronzìo.

Un ronzio come non lo hai mai sentito. Perché è vicino. Vicinissimo. E' tutto intorno a te. Fai un giro su te stesso e il panorama è sempre lo stesso, decine di macchie gialle che ti sfiorano il naso ed altre che ti si avventano contro con una foga sterminatrice da insetto dominante. Mentre balzi lontano agitando le braccia, come se servisse a qualcosa, un altro pungiglione ti trafigge, questa volta sulla gamba, inizi a correre a tutta velocità giù per il prato, qualcosa dentro di te, qualcosa di profondo e di intoccato ti intima di allontanarti da lì a qualsiasi costo e nel più breve tempo possibile, e mentre l'istinto risale ecco un nuovo brivido sulla schiena regalato da una delle inseguitrici assassine.

Vedi l'auto, ti ci infili dentro in un disperato tentativo di fuga. Ma non chiudi nemmeno la portiera: il tempo di sederti e scopri che i pantaloncini sono ricoperti di giallo. Ti fiondi fuori accompagnandoti con un eloquio che non credevi ti appartenesse, non sai neppure come ma mentre corri con una mossa soltanto ti spogli, incurante della puntura che perfora la pancia, continui a sentirle intorno alla testa, vicino alle orecchie, sai solo correre: in una frazione di secondo sei a trenta metri, poi a cinquanta non le senti più. Ti fermi, ti giri e vedi solo qualche vespa in lontananza che sembra sorvegliare l'auto con lenti sorvoli circolari. Pensi sia finita lì.

E invece.

Il dolore delle punture si fa più intenso. Cerchi di studiarle, ma per ora l'arrossamento sulla caviglia non sembra paragonabile al dolore che provoca, e così per le altre punture che riesci a vedere. Intanto arriva Mario che non vede pungiglioni e ti consiglia spugnature di acqua gelata, che sta là, vicino al pozzo suo, e ti trovi così a tamponarti godendo del temporaneo miglioramento.

Poi aspetti qualche minuto ancora e con estrema prudenza ti avvicini all'auto, ai vestiti, al telefonino, agli occhiali e raccogli tutto con cautela, senza dare nell'occhio. Controlli che nel veicolo, lasciato aperto, non si annidi ora qualche vendicativo guardiano di un favo che non hai neppure fatto in tempo a vedere. Ti infili in auto, saluti Mario e te ne torni a casa con una improvvisa voglia di una doccia gelata.

Ecco. Ora sai come accade. Accade così, senza preavviso, in un giorno qualsiasi di settembre mentre ti trastulli con la cesoia dopo una splendida passeggiata in campagna, proprio mentre stavi imparando a tollerare le mosche sul viso e le allegre passeggiate degli aracnidi sulle braccia.