sabato 3 marzo 2018

Come si sta lì?

Ancora non lo so, ho appena iniziato a capirlo.
Lì... Lì è solo un luogo, come ci sto io? Ma io non ci sto da solo né ci starei se non ci fosse tutta la vita che c'è lì.
Ecco, ho appena iniziato a conoscere quella vita lì. Ci sto bene, perché sono innamorato.

giovedì 1 marzo 2018

La neve si sta sciogliendo rapidamente

Da quando siamo qui la neve non si era ancora mai vista. Passare dei giorni completamente isolato in questo silenzio è stata un'esperienza pari solo alla bellezza della campagna innevata. Ho fatto molte foto, certo, e anche dei video, ma preferisco pubblicarne solo una, perché non sono un bravo fotografo, figuriamoci videoamatore, e non voglio rovinare con immagini che non parlano il ricordo di una percezione appunto ineffabile, allargata, di cui ho goduto fino a oggi, quando la neve ha iniziato a sciogliersi. Il mio unico rammarico è non aver avuto accanto in questi giorni la mia dolce metà, ho avuto qualche breve scambio solo con Mastro Mario, avventuratosi a piedi dal paese fino al terreno confinante per guernà, come dice lui, per badare ai suoi animali.

Nei miei occhi in questi giorni le impronte di cinghiali e volpi mescolate a quelle onnipresenti dei pettirossi, ingrassati dalle piume messe su per fronteggiare il freddo ma in realtà avidi cacciatori di qualsiasi cosa fosse commestibile. Non ho resistito e ho disseminato intorno alla piccola baita una quantità di semini. Quello, le passeggiate nella neve alta giù fino a Basso Pascolo, lo spolverare gli olivi più colpiti dalla neve, la pulizia e il riavvio della stufa a legna, il gocciolare della neve sul tetto... mi sono immerso in una serie di piccoli riti domestici, di suoni ovattati, di colori. Di un modo di vivere che non conoscevo.

giovedì 11 gennaio 2018

Il sentiero etrusco

L’argilla zuppa tenuta insieme dalle cerque, arrotolata frantumata artigliata, è il gelo grigiomarrone che mi circonda fino alle spalle nel bosco antico. E nel silenzio, ora che ci cammino accanto, l’eco dei miei passi sono lampi che si propagano verso nord, dentro le mura franate del sentiero etrusco. Qui l’odore che c’era si mescola ancora al colore verdenero di erba foglie radici roccia.
Una cornacchia vicino, un pettirosso lontano, poi più nulla ma poi, ecco, una poiana. Schiaccio gocce coi miei passi mentre il respiro scema, divento sottile, trasparente, sono quasi il passero che mi osserva, quasi nemmeno son più io, sono il sasso che calpesto.
Ecco, ricomincia a piovere ed io, io sono la pioggia.

mercoledì 25 ottobre 2017

PollOlio 2017 nel mondo che cambia

Son già mature essì / E che dobbiamo fare son poche / Sei giorni di pioggia da dicembre ad oggi / Questa cosa delle olive da tirar giù / Con 68 alberi me n’è venuto un quintale scarso / Quest’anno son piccole / Non ha piovuto per niente e quindi.. / Le faccio subito che con questo vento mi cadono tutte / Ma la qualità è buona però / No, qui ce n’è così poche che lasciamo perdere, speriamo l’anno prossimo.
C’è un senso di rassegnazione sui volti dei grottani quest’anno. Pure al frantoio di sorrisi se ne vedono pochi. Le cassette vuote sono più di quelle piene. Negli occhi della padrona c’è un’ombra, e anche i figli si sforzano di esser cortesi. Si dice che anche loro, con i più di mille olivi che hanno, di frutti ne abbiano portati a casa pochini pochini.

Alla Farm però siamo contenti. La produzione rimane bassina, siamo a metà dei livelli record del 2015, ma dopo il crollo dell’anno scorso dovuto alla mosca dell’olivo stavolta tenuta lontano dal caldo, la qualità dell’extravergine strippa grugniti di approvazione sin dalla prima bruschetta d’assaggio.

E’ vero, ci sono volti mesti in giro, meno entusiasmo del solito, epperò una ineffabile tenerezza mi culla il cuore nel distinguere tra gli olivi i vestiti a fiori delle massaie uscite di casa per dare una mano ai mariti a prendere tutte le olive che possono, con gli abiti di sempre e le scarpe basse naturalmente inadatte a girar per campi. Lui e lei affrontano insieme il cambiamento climatico che ormai da decenni riduce progressivamente anche la produzione degli olivi.

Il mondo sta cambiando, la siccità 2017 si è presa tutto quello che non si era già presa nei due anni precedenti, ma poter vedere da dove è iniziata la fine non è un buon motivo per non godersi la campagna, quella che ancora c’è, quella dove con un po’ di pazienza qualche oliva ancora si riesce a tirarla giù.
Nelle cerque sferzate dal vento c'è del buono, e va ben al di là della nostra temporalità, a quello ci affidiamo e di quello possiamo godere.

sabato 30 settembre 2017

Quest'app però eh?

Che bella questa app, posso ascoltare in ogni momento qualsiasi combinazione di suoni della natura: accendo la natura e tzá, eccola, poi la spengo e tzá, eccomi tornato nel mondo che ci siamo costruiti.

giovedì 13 luglio 2017

Quello che la città non mi diceva

Che agli insetti volanti mi sarei affezionato.

Che vivere all'aperto mi avrebbe reso più forte.

Che la frutta, se è vera e se è buona, allora ha il verme dentro.

Che i gatti non mangiano crocchette firmate.

Che fare una strada significa tagliare in due un habitat e farne due significa tagliarlo in quattro.

Che spostarsi velocemente trasforma lo spazio in tempo, sicché mi perdevo sia l'uno che l'altro.

Che il cambiamento climatico è in corso già da un pezzo.


martedì 27 giugno 2017

L'alba qui

I solchi di sabbia che il trattore aveva lasciato sullo stradello nella notte si son riempiti di zoccoli, e sulle orme di cinghiale all'alba imprimo un tallone con cinque dita. Poco dopo una cornacchia ci atterra su strisciando ali e zampe: tradita da un bussolotto di caccia scambiato per cibo riparte ringhiando furiosa.

E subito, su quelle tracce, un'orda di mirmidoni inizia il lavoro quotidiano, incurante di un enorme aracnide che guizza accanto al mio minolo, travolge sgangheratamente quella fila nera e s'imbuca poi nell'erba arancione che conduce ad un traliccio di metallo biancorosso che sfrigola alta tensione.

In questo mondo di cicoria bruciata mista a polvere, di cave di tufo e noccioli abbandonati, muovo un passo, e poi un altro, vibrazioni che non passano inosservate: l'avena secca a destra e a sinistra prende vita, è tutto un trasecolare di lucertole, di sopravvisssuti che non cedono, non cediamo, alla siccità.