sabato 4 maggio 2013

Che poi le rape

Se non te le mangi, vengon su che è un piacere, soprattutto per farfalle e calabroni, e tirano fuori quei fiorellini rosa e insomma smettete di trangugiarle intortandoci la pastasciutta. Là fuori c'è gente che pensa al giardino e je vié fame. Così stiamo.
Tutto questo in realtà per dire della tristess che coglie quando devi estirpare un cespuglio intero di quelle rapette per far spazio ai meloni. Quasi ti dispiace che si strappino via senza fatica.
E mentre cresce la voglia di un par di galline che diano quell'aria di fattoria al tutto, si frolla altro terreno coi muscoletti, zappato rivoltato e triturato senza ausili meccanici. Mica come il vicino, maledetto :), che ha un attrezzo puzzoso e rumoroso per qualsiasi cosa. A me anche la tosaerba me s'è ammutinata, quando pochi giorni fa ha esalato il suo ultimo zacchete in mezzo al prato.
Morì, ahimé, che Manitù se ne prenda cura e me ne regali un'altra più grossa più potente e con una lama assassina.

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