lunedì 5 agosto 2013

Quando fu che il pomodoro...

Tanto piovve in primavera e nella prima estate che ad agosto, com'è nell'ordine delle cose, si muore di caldo. Umani e non. Anche le pianticelle soffrono. Ciò non mi ha impedito di raccogliere belle zucchine e bei pomodori, di metter via cipolle saporose e di sgraffignare pesche e prugne dagli alberi da frutto. Tutto bio, naturalmente, il che significa, in sostanza, che metà di quello che cresci viene mangiato da esserini tendenzialmente molto più piccoli di me ma forse ancora più voraci. Anche con le lumache ho fatto un patto: io pianto molta più insalata e basilico di quanto me ne serva e loro me ne lasciano la metà. Non uccidere quelle bestioline arricchisce il karma ed è sicuramente il segreto per cui le mie cipolle e il mio basilico sono il meglio che si può trovare.
In questi mesi ho imparato un sacco di cose. Beh, alcune diciamo. La prima è che gli alberi da frutta in un terreno "fracico", come dicono qui, tendono a soffrire, con la sola eccezione dei pruni. La seconda è che c'è un motivo per cui le piante di pomodoro vengono organizzate in "casette" di bastoni per evitare che caschino per terra al primo colpo di vento. La terza è che i cetrioli possono anche essere belli, ma quando crescono arrotolati su se stessi è perché la pianta soffre, e la loro polpa non sa di niente. La quarta è che nudo è bello e che non c'è niente come occuparsi dell'orto e del giardino senza indossare vestiti, e magari anche senza calzature di sorta. La quinta, naturalmente, è che anche se ci hai investito sopra energie e tempo per tirarli su, poi dopo, dopo dopo, quando le piantine mai cresciute anelano una fine veloce, i meloni te li devi comunque andare a comprare al mercato. I progetti per i prossimi mesi prevedono verso fine settembre una rivoluzione completa della zona dell'orto, una aratura a fondo e la preparazione per le colture invernali.

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