martedì 21 aprile 2015

La guerra dei roves

In rete si legge di tutto. C'è chi per combattere i rovi acquista dei lanciafiamme militari dismessi dall'esercito russo, c'è chi si limita ad estirparli uno ad uno - ma questi sono i fortunati che hanno a che fare con pochi rovi - c'è chi si affida alla Monsanto e al suo Glifosate, con cui uccidere rovi e coltivare tumori. C'è anche chi li taglia compulsivamente, affrontando di settimana in settimana l'agghiacciante spettacolo della ricrescita. C'è poi chi tenta la guerra biologica.

Ecco.
Che aggettivo fantastico. Biologico. Lo puoi agganciare a qualsiasi cosa e tzà, già ti senti meglio. Nel mio caso porta con sé la speranza di poter controllare l'esplosione primaverile dei rovi senza ricorrere a controverse multinazionali o a produzioni dell'ex urss. La chiave di tutto - dicono altri espertoni trovati in rete - è l'Aceto di Vino, quello con la colorazione appena accennata come l'urina di un infante. Ecco. Quello. Che non ti costringe a vestirti da palombaro per limitare i danni. Sarà. Funzionerà. Ma a me sembra troppo comodo.

Stamattina ho cosparso un'area di circa 100 metri quadrati, una porzione di una più vasta zona da liberare, consumando tra tutto circa 9 litri di aceto.
Ora inizia il countdown. Entro 48 ore dovrei avere un'idea dell'effetto che fa.
Se lo fa.

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