lunedì 18 maggio 2015

I rovi sono l'ISIS del mio terreno

Chimica.
Ho un paio di conoscenti che lavorano nella chimica. Ricerca. Hanno studiato in Italia, ora uno è a Boston e l'altro a Chicago.
Chimica.
Per loro Chimica è sviluppo, progresso, emancipazione addirittura. Per me Chimicazz è quell'industria misteriosa e minacciosa che produce il dixan e il benzene. In realtà è alla base dello sviluppo del mondo ricco. Ma io da bimbo mi eccitavo correndo sui prati, passando mesi tutto felice nudo in mezzo al verde. Insomma la chimica è il nemico, il cattivissimo lui dei miei incubi, quella roba in cui annega il Joker di Nicholson, ecco insomma è viola, è acida e se la inali muori o ti sciogli urlando.


E invece.
La guerra dei roves, di cui ai precedenti capitoli su questa pagina, è stata persa. Le truppe di salazione, i battaglioni dell'aceto, i bersaglieri della pappa di limone e zucchero e cloruli marini, tutti si sono schiantati contro l'accecante verdità, la nefanda verdezza, la opulenta prosperità dei rovi. Crescono di diversi centimetri alla settimana incuranti di tutto. Occupano spazio. Rioccupano spazi che erano stati conquistati.

I roves sono l'ISIS del mio terreno.
Combatterli dall'interno è pressoché impossibile, solo un pazzo si infiltrerebbe in quell'intrico di spine mascherate da pianta. Dall'esterno ci vuole una coalizione dotata di caccia a decollo verticale e droni di puntamento. Dove ha fallito la ricetta casalinga, il rimedio naturale, anche quello cantato da anonimi naturalisti nei beiforum dell'altroquando digitale, quando ogni maledizione cade nel vuoto, ecco là deve intervenire la Chimica.

Parliamo di due grossi barattoloni con dentro un liquido pastoso che assomiglia in quel gioco di trasparenze e opacità a certo miele marchigiano. Ma non l'hanno fatto le api. Già l'odore basta a rattrappire le mucose, ti senti il naso nel cervello e un buco in mezzo alla faccia. Se lo tocchi forse non muori ma lascia che ti schizzi: le tue cellule inizieranno a moltiplicarsi in modo disordinato dando vita a mesi di vera suspance. E' pronto. L'ho mescolato a qualche litro d'acqua nella pompa a cannula espansiva con cui domani mattina tornerò sul campo di battaglia. Sconfitto ma con in mano l'arma della devastazione finale, della suprema vendetta.

Se non dovesse funzionare. Se i roves sopravvivessero a tutto l'odio del mondo riversato in qualche litro d'acqua da nebulizzare, se i roves continuassero a crescere come nulla fosse, se l'ora della caparbia vendetta dell'umano sulla natura matrigna dovesse fallire, ecco allora mi stenderò tra i roves e aspetterò che mi seppelliscano.

Seguiranno (forse) aggiornamenti.
(ps. stavolta la foto non è mia, la situazione è identica ma l'ho presa da un collega che ne ha avuto abbastanza anche lui)

Nessun commento:

Posta un commento