domenica 21 giugno 2015

Qua è il primo giorno d'estate eh

C'è una pianta di cicoria. Sarà alta un metro e un pezzo. Con qualche fiorellino azzurro. Accanto ce n'è un'altra. E un'altra. E un'altra ancora. Giuro che due giorni fa non c'erano. Ora sono decine, centinaia, appostate ai margini esterni della corona degli olivi. Lì a predare risorse, a trasformare in insalata quello che dovrebbe andare in olive. Tra l'altro ieri e oggi è successo poco, se non una grossa pioggia seguita da un sole pieno. Ecco. E' bastato questo. I rovi rialzano la testa, il verde s'illumina d'intenso, e la cicoria svetta, si moltiplica, rifrutta, infestando moltiplicandosi allegramente laddove per almeno un paio di settimane pensavo non avrei dovuto tagliare uno stelo.

Ma oggi è una bellissima giornata. E' il primo giorno dell'estate e lo sento tutto sulla pelle mentre frigge a mezzogiorno, bastano pochi minuti all'aperto per catturare tutte le meravigliose promesse di un'estate che si annuncia calda e forse umida, in quel modo casual degli ultimi tempi, quell'umido così utile a Mamma Pappatacia per moltiplicarsi all'infinito, riempiendo di moscerini semitrasparenti campi e case per la gioia di tutti, umani e cani soprattutto. Sarà, è già chiaro, un'estate Off, nel senso del repellente, e di lavoro nelle prime e ultime ore della giornata.

Di buono c'è che ora posso godermi tutto uno spazio che finora mi era precluso. Dai muri di rovi sono emersi in qualche settimana di lavoro tre olivi, un fico e un intero boschetto di pruni. C'è anche quello che Mario e tanti altri chiamano ornello, della famiglia dei frassini. Loro lo usano per farci bastoni utili ai lavori nel campo, ad esempio per tener su una rete, io invece lo guardo estasiato e lo ripulisco dai rampicanti.

Oggi, dicevo, è una bellissima giornata. Complici anche le noci che crescono sul grande albero che quest'inverno avevo dato per morto, e che invece è stracarico di frutti, complice anche l'assenza dei vicini, che mi permette di farmi guardare dalle molte giovani querce emerse dalla battaglia dei roves. Una volta là, dove si trovano quelle nella foto qui sotto, c'era una stradina percorribile con piccoli mezzi. Secondo Mario dovrei risistemarla, sarà dura convincerlo che le querce ormai sono lì e da lì nessuno le toglierà.

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