lunedì 3 agosto 2015

La lezione delle prugne Liedholm


Arranchi con la lingua che penzola persino più di quella del chihuahua, come lui ti trascini dall'ombra di un olivo all'altra, arrivi al boschetto dei pruni, quelli troppo fitti per fruttare e invece, tzà, c'è la sorpresina, e non è il solito profiterol da cinghiale. No no. Son rami punteggiati di prugnette giallorosse. Pochine, forse, ma chi ci sperava? Sono la promessa di un futuro che verrà. Senza un goccio di pioggia e nell'estate più calda da un secolo e mezzo ecco che ti appaiono queste cicciosità succose e dolci. Per moltiplicarle dovrò solo continuare a sfoltire il boschetto, troppo fitto per crescere. Solo? Ho detto solo?

La prima cosa che impari sui prunetti di due metri e mezzo è che sono tanto buoni e cari quanto grosse e profonde le loro radici. Impari che le loro sono fondamenta ricche di radici che sembrano lucertole con gli arti sparati a stella e molto ben ancorati, con in più un unico enorme braccio, una radice che penetra nel terreno e che ha lo spessore di un cetriolo superdotato, roba che puoi tirare di qua e di là come ti pare, che puoi afferrare con ambo le mani e slogare la colonna in L5 nel tentativo di sollevarla senza naturalmente riuscirci. Parliamo di ciocchi che non si possono eradicare, al massimo puoi scovolinare pazientamente tutto intorno, spostare la terricciola, portare alla luce almeno una parte dell'interrato schwanzstuck e prenderlo ad accettate con la morte nel cuore, come sempre bisognerebbe sentirsi quando si bobbitta qualcosa di vivo come una grossa radice. Ecco, la lezione in fondo è questa: bisognerebbe sempre faticare quando si taglia qualcosa di grosso, qualcosa che da anni vive e cresce. Aiuterebbe a valutare bene, meglio, quello che si sta facendo. Troppo comode le motoseghe.

Il lavoro di questi giorni va a rilento. Anche questa settimana si prevedono temperature folli, lavoricchio un po' al mattino e un po' la sera, sfidando zanzare grosse, piccole e piccolissime, tafani e mosche succhiasangue, tutte affamatissime e tutte in via di rapida moltiplicazione grazie alla tanta frutta che nei dintorni non è stata raccolta né gestita e che quindi ospita nuove generazioni di simpatici insetti ogni giorno che passa.

In questa lunga estate calda mi chiedo cosa sarà di me il giorno che smetterò di fare il turista e verrò qui a vivere.

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