mercoledì 9 settembre 2015

Quanto ci girano le olive

C'è chi accusa il cambiamento climatico, chi parla di Xylella e dintorni, chi maledice il caldo, chi il freddo, chi Tuotatis, chi la siccità, chi fischiettando mescola oli marocchini a robe greche: il problema è che alcune varietà di olivo tra quelle più gettonate sono due o tre anni che non producono olive. Alberi secolari pieni di foglie, rigogliosi, mossi sinuosamente dal vento, robusti e in salute che - però - si ritirano sterili da un po' troppo tempo.

Fortuna ha voluto che il mio oliveto, come si usava negli anni in cui fu iniziato, tra il 1920 e il 1930, accolga diverse varietà di olivo. Tra queste il liccino, albero ora stracarico di olive verdi. Su quelli focalizzo la mia attenzione perché ai primi di novembre conto di farne la raccolta. Se non grandina, se non ci saranno incendi, se la mosca dell'olivo stramazzerà, se le citate deità galliche non si adireranno, dovrei poter contare su un 7-10 quintali di olive. In questi giorni, per favorire il rush finale di crescita, stiamo facendo fuori i sugoni, rami infruttiferi, talvolta piuttosto consistenti, che succhiano linfa riducendone la disponibilità per quelle cosine verdi di cui siamo innamorati.

Scalare gli olivi, salirci sopra con la scala o senza, prendersene cura, guardare il tramonto rosa con la testa tra le cime.... Di che altro potrei mai aver bisogno?

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