martedì 15 dicembre 2015

Giulivo correa stamane

Giulivo correa tra l'Ulivi stamane, fiero delle mie due nuove scale, bòne a salirvi su e veder lontano, quand'ecco un improvviso crescendo, ignoto e rapido, mi ghiacciea il Còr, come se l'artiglio d'uno spettro l'avesse ghermito.

Mi fermai sul posto, in ascolto, immobile come Noce, che da quand'è seme poi un solo luogo conosce. Zitto, con l'arti sparangati in ogni direzione, Io attendea. Ed ecco quell'inuso boato alle mie spalle, ché mi girai pronto a tutto, con la furia medesima del cinghiale stretto d'assedio, ma nulla vidivi. Né di là. Alzai lo sguardo fin dove potea, ma niente: l'ulivi guardandomi con paterna bonomia.

Rimasi colle mani sul capo a squadrar nuvole e riprender fiato finquando da dietro la collina sentii di nuovo. Quatto, tra l'erba come un elefante mi nascosi, e all'istante cento, ma che dico, mille forme alate repentine mi passarono sopra. Su di me tutti gli Storni del mondo, a librarsi, discendere e rimontare in un vibrato d'ali, uno appresso all'altro, a descrivere danze mai viste prima, tanti erano.

Ecc'oggi ch'è successo al campo, che a bocca aperta un omo ristette nel fragore degli Storni che dall'Asia, dall'America, dall'Australia e dall'Europa vennero a ballare di qua, a rimirarli quanto belli e fieri riempivano l'aere.

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