venerdì 26 febbraio 2016

Entomologo da campo

Che poi infili la testa tra rami rametti e foglie per arrivare là dove solo la cesoia a mano può giungere. Ed è in quel momento, mentre la scala ondeggia al vento assieme a tutto l'albero, mentre ti chiedi che fine hai fatto fare al tuo cappello, ecco, proprio in quel momento ti accorgi di non essere solo.

Là, in mezzo al verde, tra gli olivi, a quasi cinque metri d'altezza lo vedi. È a non più di quattro centimetri dal tuo naso. Lo guardi. Lui guarda te. Fingi di non preoccupartene. Anche lui.
Con un gesto lentissimo ti allarghi un pochino, quel tanto che ti faccia credere che con un balzo da lì a te non ci possa arrivare. Non smetti di guardarlo. Poi ti metti gli occhiali per studiarne i particolari.

Vuoi contarne le zampe, osservare le fantasie sul suo esoscheletro, in un certo senso vuoi celebrarne il coraggio, lui così spavaldo a farsi vivo a febbraio invece che ad aprile o maggio. Ecco, indossi la montatura, metti a fuoco ed è là, davanti a te, a forse dieci centimetri dal tuo naso, una foglia contorta e colorata giunta chissà come chissà da dove, ben saldata ai ramoscelli che dovrai potare. Una foglia che non ti guarda. Che non salta. Che non ha zampe. Che sta lì, come te, a prender vento.

Ecco. Gli occhiali. Parliamone. Sono utili. Forse non li tolgo più.

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