venerdì 5 febbraio 2016

Il tuo naso che respira

Nero nero nella notte senza Luna.
Nero nero con gli zoccoli nel fango.
Nero nero due grugniti sott'al pelo.
Nero sento che sei qui.
A tre metri forse meno.

Il tuo naso che respira lo sguinzagli tra le foglie, conti ghiande radici e nocchie e con le zampe fai due buchi, non contento poi m'annusi, l'aria densa, la paura. C'è un uomo qui vicino, l'odore è forte ma dov'è? Non m'hai visto dove sono, due metri sopra te. Sto appeso sul mio monte mentre scavi frughi e mangi, la notte è andata, sta finendo, con l'aurora ti vedrò.

Attento a te nero mio, le patate non toccare, non svegliare il contadino, non ha zoccoli né zanne ma se ti scorge sul suo campo, nero pelo in bianco giorno, uno sparo avrà per te.
Eccolo ecco che arriva, volta fuggi scappa al fosso, nero nero una cartuccia corre anche più di te. Lui ti inquadra nel mirino, tu t'allarmi è mattino, t'infratti schivi e salti, poi sparisci con due balzi. Un bòtto prima ed un secondo, un urlo e poi null'altro, la bruma copre la tua rotta.
Lo saluto il contadino, fucile un pugno e denti stretti, discendo dal mio albero, gli faccio segno di rientrare, poi ti vengo a cercare. Nero nero sei fuggito ma il tuo sangue hai lasciato, queste foglie son bagnate, quest'erba hai segnato.

Nella notte grufolava. Con la fame nel coraggio, risaliva fino a qui, due occhi un cuore un manto scuro, tra ramaglie indagava. Nero nero, il tuo naso respirava.

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