mercoledì 6 aprile 2016

L'estate aprile di Cosetta

C'era un filo d'erba che friniva accanto alla mia mano, ho cercato a lungo vanamente nella sua ombra. Era un grillo, non due tre o centomila, uno soltanto, primo della stagione, invisibile e rumorosissimo, controcanto a merli, passeri e pettigialli che la fanno da padrone, disturbati fin qui solo da mosche sgraziate o elegantissimi calabroni di passaggio. Più su c'era il trattore ruttante di Mario a coprire il gallo del mezzogiorno, e ancora più in alto il gracidare d'un paio di cornacchie. In mezzo al biancazzurro c'era invece la palla che tiene insieme il mondo.

Ecco oggi, mentre accadeva tutto questo, ecco che si è fatta viva Cosetta.

Verde e gialla, vispa e lucida nonostante la polvere.
Un po' ci speravo, sono giorni che passo vicino al suo olivo con l'occhio puntato ed oggi su quelle radici vecchie di cent'anni ho trovato lei, l'unica lucertola del campo che preferisca studiarmi anziché scappare.
Mi ha riconosciuto e ho iniziato a parlarle, spero di convincerla ad avvicinarsi di più, a fidarsi, a tentare un contatto fisico. Mi è sembrata capire le potenzialità di un incontro così, sa che non le accadrebbe mai quello che è successo ieri ad un altro rettile dall'apparenza assai più insidiosa, un giovane marasso che puntava ai pulcini di Mario.

C'eravamo Cosetta, io e tutto il mondo al campo oggi.

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