lunedì 16 maggio 2016

Le schiene gonfie delle gocce

"E' tutto mollo, nun ze poffa' gnente", diceva Mario.
Ed è stato così per giorni, nuvole cariche d'acqua s'annunciavano una appresso all'altra.
"E' tutto mollo, nun ze po'", confermava Pierluigi, e qui a Grotte infatti stavan tutti come sorci, chiusi in casa, e a camminare lento sotto la pioggia sentivo tuttalpiù la rumoraglia fastidiosa di qualche televisore. Nelle pause umide della sera uscivo a frantumare brecciolino sotto le suole, nell'angolo buio vicino alla chiesa grande, là dove un suono così fa il giro del monumento ai caduti e si sparge poi in calle. E dopo pur'io a dormire, come tutti, tirando ben su il piumino, col cagnolo affondato nella sua cuccia.

Poi è arrivato il poi, l'oggi, la pioggia s'è fermata e un attimo più tardi c'era già il sole a trafiggere le cornee ispessite dei grottuscoli. Due minuti dopo, forse tre, stavo sulla sterrata ad annusare il fico fradicio che spunta dalla cima del terreno mio, e come me gli altri, ciascuno ad ammirare il fico suo, e ho visto la campagna ripopolarsi all'istante, ché s'è punteggiata di api scoppiettanti, puzzolenti tricicli pieni di guance rosse e occhi felici, perché i nocchi, gli olivi, i castagni, ma anche le patate, i legumi e gli orti hanno goduto di quest'acqua riparatrice di un inverno secco. E anche perché dopo una settimana di pioggia nulla eguaglia i lampi di sole che baluginano sulle schiene delle gocce gonfie d'acqua, gocce che appesantiscono le foglie e ne seguono il movimento.
Che bello è stato oggi.

Nessun commento:

Posta un commento