mercoledì 13 luglio 2016

Profumo di Tuscia

Sono stato via per più di venti giorni tremando per i miei olivetti esposti così giovani ad un sole rossofuoco; ma quando pochi giorni fa sono uscito dall'A1 a Orvieto e mi sono inoltrato nella Tuscia, beh, un'emozione inaspettata mi ha travolto.

La Tuscia non ha la sensuale armonia dei colli toscani né quella bellezza carica di storia dell'Umbria, la Tuscia è dura, selvatica, persino selvaggia, in questa stagione è un insieme inestricabile di rovi e ginestre, di vipere e cicale. Ha una sua storia, certo, da Orvieto a Viterbo passando per Vasanello, Orte o Vitorchiano, certo, ma la verità è che la Tuscia ha un profumo, un suo profumo.

Il profumo di Tuscia si distingue con esattezza anche traversandola in auto. Basta fermarsi a lato strada in aperta campagna, fare un passo a piedi e inspirare a pieni polmoni, magari guardando l'erba bruciata, gli olivi che resistono a tutto, le viti abbandonate assalite dall'edera, i cerri che spuntano ovunque nonostante sbrigative tagliature, la cicoria che sfida il solleone, gli orti sbilenchi per un caldo senza fine, sovrastati dall'immancabile fico colmo di fruttini verdi durissimi, il tutto condito dall'incessante via vai di api, vespe, calabroni, mosche, aracnidi, serpi e lucertole. La Tuscia è secca ed è povera, la sua terra è spesso troppo argillosa e non sempre ricambia gli sforzi dei contadini. Ma qui i vecchi hanno la pelle spessa, non c'è niente che possa spaventarli e il loro incedere sa di testarda resistenza e di un più profondo e antico connubio con questa terra, le loro rughe assomigliano alle cortecce dei loro alberi.

Ecco, questo è il profumo della Tuscia, questo è quello che ho sentito entrarmi dentro mentre mi avvicinavo al mio campo, questo è quello che è esploso nel mio cuore quando ho riabbracciato i miei olivi, passando con i miei piedi su quell'erba così tante volte calpestata. Ad un tratto la preoccupazione era sparita, c'era luce dappertutto.

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