giovedì 22 settembre 2016

Prima o poi doveva accadere

Una macchia gialla che ti passa vicino agli occhi, molto vicino, poi una puntura secca, dolorosa, improvvisa alla caviglia, dove per un istante intravedi un'altra macchia gialla. Ancora non capisci. Lì, chino sui polloni di un ulivo sfortunato che da un anno stai cercando di far ripartire, ecco, lì, proprio in quel momento senti un'altra puntura, ancora più forte, che ha trapassato i pantaloncini e che urla dalla chiappa.

Solo in quel momento ti accorgi di un rumore ancestrale, un anzi il Ronzìo.

Un ronzio come non lo hai mai sentito. Perché è vicino. Vicinissimo. E' tutto intorno a te. Fai un giro su te stesso e il panorama è sempre lo stesso, decine di macchie gialle che ti sfiorano il naso ed altre che ti si avventano contro con una foga sterminatrice da insetto dominante. Mentre balzi lontano agitando le braccia, come se servisse a qualcosa, un altro pungiglione ti trafigge, questa volta sulla gamba, inizi a correre a tutta velocità giù per il prato, qualcosa dentro di te, qualcosa di profondo e di intoccato ti intima di allontanarti da lì a qualsiasi costo e nel più breve tempo possibile, e mentre l'istinto risale ecco un nuovo brivido sulla schiena regalato da una delle inseguitrici assassine.

Vedi l'auto, ti ci infili dentro in un disperato tentativo di fuga. Ma non chiudi nemmeno la portiera: il tempo di sederti e scopri che i pantaloncini sono ricoperti di giallo. Ti fiondi fuori accompagnandoti con un eloquio che non credevi ti appartenesse, non sai neppure come ma mentre corri con una mossa soltanto ti spogli, incurante della puntura che perfora la pancia, continui a sentirle intorno alla testa, vicino alle orecchie, sai solo correre: in una frazione di secondo sei a trenta metri, poi a cinquanta non le senti più. Ti fermi, ti giri e vedi solo qualche vespa in lontananza che sembra sorvegliare l'auto con lenti sorvoli circolari. Pensi sia finita lì.

E invece.

Il dolore delle punture si fa più intenso. Cerchi di studiarle, ma per ora l'arrossamento sulla caviglia non sembra paragonabile al dolore che provoca, e così per le altre punture che riesci a vedere. Intanto arriva Mario che non vede pungiglioni e ti consiglia spugnature di acqua gelata, che sta là, vicino al pozzo suo, e ti trovi così a tamponarti godendo del temporaneo miglioramento.

Poi aspetti qualche minuto ancora e con estrema prudenza ti avvicini all'auto, ai vestiti, al telefonino, agli occhiali e raccogli tutto con cautela, senza dare nell'occhio. Controlli che nel veicolo, lasciato aperto, non si annidi ora qualche vendicativo guardiano di un favo che non hai neppure fatto in tempo a vedere. Ti infili in auto, saluti Mario e te ne torni a casa con una improvvisa voglia di una doccia gelata.

Ecco. Ora sai come accade. Accade così, senza preavviso, in un giorno qualsiasi di settembre mentre ti trastulli con la cesoia dopo una splendida passeggiata in campagna, proprio mentre stavi imparando a tollerare le mosche sul viso e le allegre passeggiate degli aracnidi sulle braccia.

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